NULLA DI TUTTO CIÓ CHE ESISTE È PIÚ IMPORTANTE DELLA VITA

SiSTEMA ViSPLENUS
CENTRO RICERCA ENERGIA LIBERA
UN MODO di VIVERE

CREL

CHI SIAMO RIFLESSIONE LA SALUTE LO SPORT LA CROMOLOGIA

LA RICERCA

MAESTRO IN CROMOLOGIA GLI STRUMENTI I NOSTRI OPERATORI I NOSTRI CORSI LE NOTIZIE


IL VALORE DELL'OMEOPATIA NELLA SOCIETA' MODERNA

La Medicina Omeopatica comincia a diffondersi nel 1830. Solo l'America alla fine dell'ottocento vantava più di quindicimila seguaci. Tuttavia fu temporaneamente accantonata negli anni della riforma medico-allopatica attuata ad opera di Pasteur e di Koch.

Durante quegli anni ogni malattia venne ritenuta d'origine batterica, e la nuova scienza sembrò promettere una soluzione contro ogni germe. Gli aspetti della resistenza naturale dell'individuo alla malattia furono sottovalutati ed accantonati.

La medicina del diritto si dimenticò che il germe richiede un terreno congeniale su cui crescere.

Di conseguenza, sin dai primi anni della sua introduzione, i rappresentanti dell'ortodossia medica si opposero all'Omeopatia.

I medici che adottarono il metodo omeopatico vennero perseguitati e negli Stati Uniti espulsi dalle loro associazioni.

Nei primi anni del novecento il pregiudizio della medicina ortodossa contro l'Omeopatia sembrò venir legittimato dalle scoperte della scienza. L'approccio omeopatico apparve sorpassato e annullato dal nuovo e fertile cammino iniziato dalla batteriologia.

Successivamente però la situazione è stata rivalutata con forza.

Non soltanto la medicina del diritto non ha saputo realizzare le guarigioni promesse per tutte le malattie, ma è diventata essa stessa una grossa fonte di pericolo per la salute dell'essere umano.

I potenti farmaci della specialistica stanno dando luogo a vere e proprie "epidemie" di intossicazione farmacologica, generando le così dette malattie iatrogene. Indagini recenti condotte in vari settori della medicina ortodossa hanno appurato che una percentuale altissima di ammalati soffre di malattie iatrogene.

Sin dalla sua origine l?omeopatia diceva riguardo alle malattie croniche che la causa di esse è essenzialmente imputabile all'uso improprio di farmaci da parte dei medici allopatici. Il cancro nei bambini, un tempo raro, si sta diffondendo con una rapidità impressionante.

Cancro, artrite, cardiopatie e altre malattie degenerative sono in crescente aumento nella società moderna e a poco a poco vengono a sostituire le malattie infettive, che fino a poco tempo fa costituivano la causa maggiore dei decessi. Tutto ciò era già stato previsto dai medici omeopatici i quali fin dall'inizio mettevano in guardia sia i pazienti che le autorità sanitarie contro un atteggiamento eccessivamente condiscendente verso tutte le nuove medicine che stavano inondando il mercato.

Essi cercavano di spiegare come queste sostanze, il cui effetto era sempre più potente, e che venivano impiegate con sempre minor discernimento, avessero una azione unicamente soppressiva e che avrebbero finito col causare inevitabilmente un aumento delle malattie croniche.

Il prezioso consiglio dell'Omeopatia venne ignorato allora come ai tempi nostri: la medicina ancora oggi non si rende conto del rapporto che intercorre fra il medicamento prescritto e l'insorgenza della malattia cronica.

Una indagine statistica sul pericolo di produrre malattie croniche attraverso un uso improprio dei farmaci non sarebbe priva di difficoltà. Sebbene una dimostrazione in termini strettamente scientifici di ripetibilità e prevedibilità delle osservazioni sia quasi impossibile, è innegabile la legittimità della teorizzazione di un tale pericolo, quando la concomitanza dei due eventi (medicamenti - malattia cronica) diventa troppo frequente per essere casuale.

Oggi più che mai i tempi sono maturi perchè chi già conosce l'Omeopatia si adoperi per diffondere le sue leggi. I cittadini, gli operatori ed i medici che hanno potuto valutare con giudizio critico l'efficacia delle leggi dell'Omeopatia non possono sottrarsi dal dovere di denunciare il pericolo che l'uso indiscriminato di farmaci violenti e a largo spettro d'azione hanno nell'0organismo vivente.

Non va dimenticato che la società è composta di individui singoli che attraverso il loro stato di salute o di malattia determinano la forza sociale di uno stato. L'equilibrio della società si misura soprattutto dal livello di salute fisica, sensoriale e spirituale dei cittadini che la compongono. Non sempre l'azione negativa di un individuo è ad esso imputabile. La vita è regolata da principi che non lasciano spazio alla disubbidienza delle Leggi Superiori.

Quando in una società si commettono errori politici che compromettono il benessere sociale; quando la decadenza dei valori morali limitano il processo di evoluzione della società; quando l'intolleranza razziale limita una serena convivenza fra i popoli; quando la ricchezza è esclusivamente di alcune caste sociali, costringendo le altre a rinunce disumane; quando la delinquenza sconvolge e disorienta la società, significa che la salute spirituale è stata perduta. E' una sorta di malattia, non diagnosticabile con la prassi medica ortodossa che l'Omeopatia identifica come un processo degenerativo, di origine anche remota, che si è sviluppata grazie alla cura di malattie acute con farmaci soppressivi ed è rimasto attraverso i tempi nella mente dell'essere umano come miasma ereditario. In questo modo si sviluppa all'interno dell'energia vitale delle persone una mutazione degli equilibri che, pur non avendo più la possibilità di essere individuata clinicamente, si rende visibile nelle generazioni future come disturbo del comportamento.

I danni provocati dagli errori della medicina nelle generazioni passate non sono scomparsi con la morte degli individui interessati, poichè se questi hanno generato dei figli dopo la cura delle loro malattie primarie con farmaci soppressivi, è estremamente probabile che gli esiti degli squilibri energetici originati da quelle malattie abbiano proseguito il loro cammino nelle generazioni successive. Secondo la concezione del miasma sostenuta dall'Omeopatia si ha, quindi, un progredire della malattia che colpisce progressivamente le generazioni future con vigore sempre più rinnovate. Questo pensiero è suffragato dall'osservazione attraverso le generazioni di una malattia molto frequente sia nel passato che nel presente: la sifilide. I figli, i nipoti, i pronipoti generati da soggetti che hanno contratto la sifilide e che la hanno curata con farmaci soppressivi in modo da essere giudicati clinicamente guariti, mostrano visibilmente lo stesso andamento caratteriale di chi è affetto da sifilide conclamata al secondo o terzo stadio, senza però mostrare i sintomi clinici della malattia.

Questi soggetti hanno la vita condizionata da tutta una serie di comportamenti abnormi, arrivando al punto di commettere reati molto gravi, che però non vengono riconosciuti come frutto del processo degenerativo a carico della vitalità energetica dell'individuo e per questo puniti ingiustamente con pene molto pesanti. l'errore iniziale, se non viene riconosciuto ed ovviato con una medicina in grado di risolvere realmente il problema, evolve e a lungo andare assume dimensioni non più controllabili.

Oggi la medicina non si trova più di fronte al pericolo di gravi malattie acute, salvo in casi particolari, ma a quello peggiore e assai più preoccupante della loro cronicizzazione a causa di interventi farmacologici sbagliati. Oggi, milioni di soggetti per tutta la loro vita sono condizionati dall'assunzione di un farmaco; dall'obbedienza ad un medico, dalla sottomissione ad una struttura sanitaria, talvolta arrivando al punto di perdere la loro dignità e la libertà di vivere una vita serena e disinvolta.

Se poi la malattia cronica procede in modo irreversibile, fra i tanti disagi che il processo degenerativo procura ve n'è uno che sconvolge la sensibilità di chiunque abbia a cuore la vita umana: la cura attraverso i trapianti d'organo. Questa pratica chirurgica, ai tempi nostri molto diffusa, tende a sostituirsi ad una medicina intelligente capace di interagire armoniosamente con la vita umana, privilegiando nella terapia l'aspetto di conservazione o di recupero della salute umana. Se consideriamo che i trapianti d'organo sono talvolta un ripiego dopo una vita vissuta all'insegna della scorrettezza individuale, della mancanza di rispetto per la vita stessa e per i suoi ritmi biologici, della disubbidienza nei confronti delle leggi universali, possiamo comprendere come questa soluzione estrema della chirurgia sia difficilmente collocabile in un ambito di progresso scientifico. Quando poi per attuare il trapianto d'organo in un soggetto (che ha magari vissuto da imbecille) si arriva a prendere abusivamente, ignobilmente e vilmente l'organo necessario dal corpo di un essere umano sano, magari bambino, il trapianto viene a perdere anche per i più convinti qualsiasi nobiltà morale e cristiana nonché umanitaria.

Il meccanismo con cui si affrontano i problemi della salute pubblica sono preoccupanti non tanto per le conseguenze a carico della salute individuale, ma soprattutto per la mentalità che si va formando nella collettività. La diseducazione derivante dall'applicazione di una medicina meccanicistica disorienta e deresponsabilizza il cittadino dal dovere che ha nei confronti della conservazione della propria salute, costringendolo a delegare ad altri questo compito. Il medico che diventa unico tutore e responsabile della salute altrui a sua volta si perde nei meandri di una cultura medica specialistica che mira al sezionamento della vita umana, allontanandosi sempre più dal concetto di globalità nella comprensione dell'individuo.

E se dopo aver utilizzato ogni sorta di rimedio disponibile (con un accanimento che talvolta fa più paura della stessa malattia) l'ammalato comunque muore, il medico dall'alto della sua autorità riesce a dire solo che il destino in questo caso è stato avverso. Tuttavia se ci soffermiamo per un istante a ragionare sull'accaduto, quasi sempre troviamo una risposta più esauriente e allora viene spontaneo pensare che sia piuttosto la mediocrità ad essersi fatta destino.

SALUTE E MALATTIA


Salute e malattia due parole dall’apparente significato scontato. Il dizionario della lingua italiana riporta le seguenti definizioni: la salute è uno stato di benessere e di efficienza del fisico e della mente; la malattia è un cattivo funzionamento dell’organismo.
La superficialità con cui si descrive il significato delle due funzioni più importanti della vita umano, è allarmante, questo argomento merita un approfondimento con una conclusione più realistica.
Sin da quando ero bambini mi sono sempre chiesto se la malattia doveva far parte della vita degli essere umani, adesso come allora la risposta è sempre stata negativa, l’uomo non può essere stato creato per soffrire situazioni di malattia pesantissime in alcuni casi anche senza rimedio.
Sono oggi più che mai convinto che l’uomo ha in sé tutto l’occorrente per proteggersi dalle malattie, l’unica cosa che deve fare è osservare le leggi della natura.
La salute è una condizione insita nella vita dell’uomo. La salute è un patrimoni della vita, l’equilibrio con cui è stato costruito il mondo è reale, duraturo ed indiscutibile, anche oggi che la vita è tormentata da un’infinita di malattie la salute è una condizione che detta legge, l’uomo è stato programmato per essere sano.
La causa di malattia si può e si deve individuare nel comportamento umano; l’essere umano vive un profondo stato di conflitto interiore che nasce dalla disubbidienza delle leggi della vita.
La classificazione delle malattie causate da fattori esterne alla natura umana (virus, batteri ecc.) è l’orientamento della medicina ai tempi nostri. In questo modo si considera la malattia solo dal punto di vista fisico, si trascura la natura spirituale dell’individuo perdendo l’opportunità di elevare la nostra conoscenza.
La malattia così come siamo soliti pensarla non esiste, esiste molto più propriamente un combattimento interiore che causa la sofferenza nell’essere vivente, talvolta molto pesante da causarne la morte fisica.
La malattia segue un cammino ben preciso per istaurarsi nell’organismo vivente, la malattia non è un evento fuori dal controllo dell’organismo vivente, segue gli stessi principi della salute; l’energia è il regolatore delle nostre funzioni sia nella bella che nella cattiva sorte.
La salute è ciò che di più caro ogni essere umano verrebbe possedere, spesso però si comprende il valore della salute solo quando viene persa, per evitare di cadere nelle difficoltà della malattia bisogna seguire sani principi di vita, vivere in un ambiente il più possibile sano, nutrirsi con alimenti coltivati in terreni ideali, non fare uso di sostanze che inducono al decadimento fisico e mentale, tutto ciò per non perdere neppure un istante della gioia che la vita riserva a chiunque la rispetti.
Affinché la salute duri per tutto il tempo della vita bisogna imparare ad amarla , rispettarla o a coltivarla senza mai trascurare i suoi principi.


LA SALUTE E’ UNA RICERCA CONTINUA CHE OGNI ESSERE UMANO DEVE FARE

La salute è una condizione che deve essere costruita giorno per giorno, insistentemente dall’inizio alla fine della vita.
L’uomo nasce già malato, è l’erede e il substrato di chi è vissuto prima di lui. Nasce con tare ereditarie più o meno marcate, ma indubbiamente presenti.
La nascita rappresenta per l’uomo il momento d’inizio per la costruzione della propria salute.
L’uomo per essere considerato sano deve possedere requisiti che gli permettono di esprimere al massimo il proprio potenziale fisico, sensoriale e spirituale.
I margini di miglioramento per ogni essere umano sono limitati o in continua espansione? Se pensiamo che l’uomo utilizza al massimo il 10% del proprio potenziale, è facile pensare che vi sono margini di miglioramento molto ampi.
A questo punto dobbiamo necessariamente chiarire un concetto: la morte in rapporto alla salute.
E’ mentalità comune pensare che la morte sia la conseguenza della malattia, non c’è affermazione più sbagliata.
La malattia è la conseguenza di un comportamento di vita difforme alle leggi della natura; la morte è una legge di vita insindacabile.
Se la malattia può essere allontanata dalla nostra vita, la morte non può essere scavalcata.
Si può dire senza retorica o fra intendimenti che si può morire sani, questo dovrebbe essere l’obiettivo di ogni essere umano.
Se si affronta la morte in buon stato di salute, questa non è una pena, contrariamente è un tormento difficile da sopportare sia sotto il profilo fisico che mentale.
La salute si può perdere principalmente per due motivi fondamentali, uno diretto e l’altro indiretto.
La salute persa per motivo diretto dipende esclusivamente dal nostro comportamento di vita, o quanto meno è una conseguenza di ciò che facciamo e di come organizziamo la nostra esistenza.
In questo caso per conservare la salute o per recuperarla è sufficiente vivere osservando le regole che disciplinano la vita nel suo insieme.
Il motivo indiretto è legato all’energia riproduttiva che è utilizzata per riprodurre la specie.
Nell’atto di generare un nuovo essere umano ci si deve chiedere se le nostre condizioni di salute sono idonee per compiere tale atto. L’osservanza dei principi dettati dall’eugenetica prenatale, è dimostrazione di senso di responsabilità nei confronti della vita. L’essere umano munito di intelligenza, ha la capacità e il dovere di adoperarsi per evitare le malattie genetiche e ciò si può fare vivendo nel rispetto delle leggi della vita senza mistificarne i contenuti.
La riproduzione della specie è un atto che consacra la vita, per questo deve essere fatta solo nelle migliori condizioni di salute.

W W W . V I S P L E N U S . I T

CENTRO RICERCA ENERGIA LIBERA - Via Foppa 1 San Giovanni Bianco (BG)
info@visplenus.it carlo.alberto.vigo